Il tempo, lo spazio ed il silenzio...

Poesie

Scrivere, per me è un viaggio, una lunga strada che percorro nel mondo dell'anima...

Eccomi

Utente: ephrem
Nome: Emilio Ferro De Siena
Descriversi é sempre un'impresa ardua, barcollando perennemente sul filo dell'autoincensamento o dell'eccessiva autocommiserazione. Per cui mi astengo.

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martedì, luglio 15, 2003

Dedicato a mia madre



CIÒ CHE SCRIVO

 

Piccolissime cose...
frammenti,
schegge
del mio cuore
regalati al vento
e alle anime
che sanno
e vorranno
ascoltarne
- silenziose -
l'eco.


 

SALENDO SU PER I BRICCHI

Ventimiglia, 12 gennaio 02


Salendo su per i bricchi
al primo meriggio d'una primavera inoltrata,
madida e calda, l'estate ormai non troppo lontana,
una bambina dai capelli castani e dorati,
estasiata, mi si faceva incontro gioiosa,
la guardavo accorrere verso me
affascinato da i suoi occhi azzurri, in cui
cielo e mare, parevano troppo
angusti per specchiarvisi e
lasciavano che il mio cuore
incredulo e sorpreso, il sorriso suo
ospitasse per sempre.



NEL PROFONDO DELL'ESTATE

 

Nel profondo dell'estate
hai lasciato in me
il freddo d'un inverno sconfinato

Non giunga a te
gelido il vento
dell'amore mio perduto.

 


A PEZZI L'AMORE A TERRA SFINIVA

 


Il sonno, spezzato,
dal sordo rumore
che ci sorprese.

A terra lo sguardo fiero,
la statuetta
del nobile guerriero,
in mille schegge,
frantumata, giaceva,
le membra, sparse
nell'ultima fragile,
inutile battaglia.
In ogni frammento,
i nostri giorni
le nostre notti
e l'amore a pezzi,
l'amore a terra sfiniva.

 


NON IL RICORDO DEL SUO SORRISO O DELLE SUE TRISTEZZE


Di Lei,
della nostalgia di lei
non il ricordo del suo volto,
del suo sorriso
o delle sue tristezze,
né l'immagine delle sue
amarezze, o della gioia
ch'essa esprimeva
discreta come le foglie
che cadono d'autunno,
ma certe sue carezze,
mancano,
ed un suo certo modo
di sfiorarmi il collo con la bocca,
le sue mani sul mio dorso
leggere e forti,
e la sua pelle
i suoi capelli su di me.

Ecco la nostalgia
dell'ultima volta che le sfiorai
gli occhi con le labbra
e piano, ricordo,
scendeva una lacrima
che lenta scivolava
sulla guancia,
mentre lei, per asciugarla,
mi sfiorava il cuore...

 


SARÒ


Sarò un passo indietro sulla strada,
qualche parola in meno tra la gente,
qualche stella in più nei miei occhi,
una canzone nuova alle tue orecchie,
mille candele accese sulla torta di panna,
una coperta calda sotto il sole che scotta,
un albero senza navi e foglie senza vento,
un battito di ciglia, una lacrima, un sorriso,
qui a guardare me stesso attraverso i vostri occhi...
sarò un respiro.

 


QUEL CHE NON HO DATO A CATERINA


A Caterina
non ho dato la parola - madre
non ho dato il sospiro
leggerodel dormire nella culla,
nella fiaba che incanta
e trastulla.

A Caterina
non ho dato la parola - fine
ne una qualche canzone
leggera
che scivola sui titoli di coda
che scioglie le catene
ed i lacci snoda.

A Caterina non diedi mai la parola - t'odio
ne una scusa per uscire d'impeto furioso
dove a volte l'effetto notte
non é finzione da copione
che impone le lotte.

A Caterina non ho dato le parola - rimani
lei odiava le parole
incredulo
continuavo a colorare aggettivi
e verbi e congiunzioni
inutili ed inespressivi.


 

COSPARGENDO DELICATA SUL VISO IL FARD

Le chiuse nel cuore che batte
poche note e colori a sorprendere
del poco o tanto che turba, il suo ritorno,
che dirà mai a suo demerito?
Schiuderà l'impolverato scranno?
Tenderà a me il corpo del suo piccino,
mentre arrossisco,
nascondo la rabbia che trasporta
il sangue sul mio viso.
Fingerà d'aver visto ovunque
immagini di sé, d'una vita spenta,
cospargendo delicata sul viso il fard.

Nella testa un cancello che sbatte
suoni e immagini sul banco a vendere
quel raro o frequente disadorno pensiero,
cosa farà mai a suo scapito?
Correrà verso me con il cuore in affanno?
Stenderà pietoso un velo su un mattino
da sguardi di basilisco?
Mattino di nubi grigie e tempesta
d'assassinio di presente improvviso.
Fingerà d'essere stata comunque
innamorata di me, la mia vita rasenta
il suo impalpabile svolazzante foulard.

 


IL RAGGIO VERDE


I ciottoli allungati
distesi, affaticati,
sassi più grandi insolenti acuti,
come spine: rami d'alberi caduti.

Il sole nasconde accecante
ombra e disegno dell'Esterel,
che come una donna distesa
attende che il fuoco del giorno
si sciolga dietro le sue guglie
arroventate e scoscese.

Osservo il lentissimo muovere
dell'obice celeste,
rovente fornace,
immane ardere di fiamme,
spaventoso inferno vitale,
che il ruotar della terra
nasconde agli occhi attenti
delle coppie amanti.

Il rosso infiamma l'orizzonte,
ad oriente già alta la luna,
segue inutilmente l'amato rovente,
uno smisurato gabbiano di nuvole
sfugge allo sfinito infinito del cielo.

Tra le tenebre ed il dì che si perde
tenue delicato evanescente
si staglia il raggio verde.

 


ASPETTA


Aspetta,
non muoverti
guarda lontano
ed allarga il tuo
limpido sorriso.

Aspetta,
baciami
e chiudi gli occhi,
lascia vibrare in te
le incredibili
onde della vita.

 


PAROLE

Parole han sapore
d'accrocchi di stelle
spiaccicate sul nero
d'un infinito mare.

Parole son colore
nel ghiaccio ribelle
frantumato su bianco
interminabile cielo.

Parole han sapore
di mandrie di soli
spalancati sullo scuro
d'un definito telo.

Parole son colore
nello spazio di moli
proiettati su cobalto
inconfondibile pennello.

Parole han sapore
di stoppie annerites
drucciolevoli e sicure
deliranti e teatranti.

Parole son colore
nello scherzo che immola
scalcinato e disperato
l'immagine e la colora.

 


MOFFETTA STRIATA TIMIDA E CURIOSA

Moffetta striata timida e curiosa,
accenni sospetta verso me un movimento
rivolgi tutt'intorno uno sguardo sgomento
ispidi rovi di more proteggono i cucciolinati da poco
nel nido nascosto nel bosco
antichi alberi, vestiti di muschio son tetto
passo dopo passo, a te m'avvicino sicura.
Rapido il musetto fiuta un odore sospetto
allungo la mano, serena t'osservo mormorando
tranquille parole d'amore, alle tue spalle, compaiono
ebbri e stupefatti gli occhietti della tua piccola prole
lanci un segnale ed accorrono agili al tuo cospetto
la mia voce si perde tra le fronde e nel profumo d'autunno,
impavida annusi la mano ed insieme fuggite sorridendo.

 


AMORI CHE MUOIONO

 

Amori che muoiono
come fiumi di lava,
inesplosa,
scompaiono nel fondo
oscuro e profondo
corpo-cuore
vita senza colore.

Amori che muoiono
come neve dei ghiacci schiava
incantevole, sconvolgono
un mondo
sicuro e fecondo
di case-amore
mani colme di calore.

 


ANIMA GEMELLA

Incontrai l'anima gemella,
vissi con lei, innamorato
giorni indimenticabili
accesi nel cuore la fiammella.
Anni, anni ed anni assieme
come conviene ci sposammo,
fu felicità incontrovertibile,
solo che lei era gemella
unicamente di se stessa,
se ne andò avendo trovato
nella moltitudine, un'anima
più gemella della mia
amavo di lei un'idea invisibile
rimasi con i miei umori instabili.

Sto cercando ancora l'idea
che m'assomigli,
nulla facenti e perditempo
astenersi.
Se speculare alla mia,
anima curiosa
al mio cuore s'aggrovigli.

 


SILENZI

Silenzi e sciabordio
d'onde distesi sulla ghiaia
mi sussurravi
mute parole
d'amore.

Non il suono
della tua voce
ma d'anima
che di gioia trema.

Silenzi e rotolar
di sassi
passi lenti sul greto
ti mormoravo
pensieri leggeri d'amore.

Non il colore
della mia voce
ma d'anima
che arde di desiderio.

 


MURI

 

Muri
foglie sparse
impercettibili
i tuoi passi
su di me
sulle mie cose
appese
come panni
su rami maturi.

Muri
cento case
indifendibile
il mio silenzio
su di te
sulle tue cose
distese
come strade
su colli oscuri.

Muri
vecchie foto
incredibili
le nostre ombre
sulle cose
su di noi
abbandonate
come pontili spogli
ormeggi insicuri.

 


IL DESERTO

Che tracce lascerà
la mia vita, su di voi
che camminate al mio fianco
indifferenti, ed ascoltate
curiosi i miei silenzi?

Che segno lascerà
su di me la vostra vita?
Se cammino al vostro fianco
attento ad osservare
impertinente, i gesti lenti
delle vostre rumorose mani.

Che orme lascerà
questo deserto? Che incombe
su di noi e copre di sabbia le parole,
sparge dorate dune nella mente,
nell'arido ed oscuro giorno,
in un domani, stilla del presente.

 


SENTIMENTO

Vuoto dentro,
nell'immagine di cemento
che mi riempie,
cerco di scalfire inutilmente
il sogghigno del suo sorriso
e d'aprire il suo pugno
chiuso intorno al fiore di cristallo,
che coltivai con l'acqua
dell'amore
con il sole dell'attenzione
ed ormai nella
sua mano muore,
quel fiore nel suo pugno:
il mio sentimento.

 


NOTTE DI FERRAGOSTO

Lampare all'orizzonte
una dirompente magia
cristalli danzano sul mare,
incoscienti correnti a trasportare
ancora, qualche stupefatto bagliore.

Grazia divina del sole che muore,
incamminati scoscesi e scogli amari,
rapide stordite ed onde spoglie,
aurora negli occhi d'ambra chiara,
languide e remote danze, movenze dimenticate,
darsene esposte a venti e tempestosi marosi,
incidono unite, profonde orme nell'anima.

 


LEI HA OCCHI D'AMETISTA


Lei ha occhi d'ametista
e voce lieve e lontana
come d'una remota sorgente,
ed i suoi delicati gesti
muovon come giunco al vento
la sua chiara capigliatura,
ai raggi d'un pallido sole, mista.

Lasciano tracce sull'animo
le sue parole, come disegni
giapponesi dai tenui colori,
arroccati pini su rocce protesi,
ove si staglia sottile la figura
d'una donna d'estremo oriente.
Ecco com'eterea geïsha m'appare,
le sue sono ali d'airone d'argento
cristallino sorriso che sa di mare,
di caldo sole, d'onde in movimento.

 


IL VULCANO

Cascate di corallo,
occhio nel vuoto ti perdi.
Terra di fuoco e metallo
e tetre piane un tempo verdi
han colore di notti e di stelle,
accese e disperate viscere.
Disperate voci,
brividi a fior di pelle
s'apre la faglia, piove cenere.

 


ODIO SETTEMBRE...

Odio il dolce settembre,
i suoi mari irascibili,
le maestose ed incredibili onde
e sciocche e sospirate giornate,
tra un giovane agognato autunno
e luce accecante e briosa di fine estate,
che tinge d'oro porpora e rubino il cielo.

E le vendemmie
tra le vigne spoglie e accese,
e roventi tramonti tra i casolari,
colori caldi come carezze trafugate,
tra recisi filari,
e mozzate biasimevoli bestemmie.

Settembre che pigramente ripone,
affascinanti vermigli su ogni cosa,
e in fiamme incredibilmente tramuta le chiome
d'alberi, le colline e i monti, faticosamente spenge
tra gli sbadigli del sole, improbabili arroventate nuvole.
E l'argentea luna, come fiera maculata e sincera,
in un pallido lume ardente all'orizzonte,
mirabile e fragile dea, d'incanto tramutata.
All'ombra chiara di un'estate che muore,
e mutevoli aggrovigliate giornate, sento solo fremere,
lieve, la brezza sulla pelle mia abbrunita d'agosto.

 


IN OGNI GESTO SINCERO...


Manifesti in ogni gesto sincero la tua gioia
apri il tuo sorriso come una mattina allegra
rare volte le tue malinconie su noi diffondi
irrequieta mordi le tue dita affusolate,
esisti e resisti alle grigie folate dell'esistenza
lasci trasparire dell'uomo la tua diffidenza
le smancerie ti stancano, smorzano i tuoi entusiasmi
avvilendo l'energia dei tuoi gesti, il tuo muovere
sinuoso e suadente, da Aïsha danzante d'occidente
Quando sgrani gli occhi, mentre di me ti fai gioco
una burla d'altri tempi, come ai tempi della scuola
accendi dentro me mille ricordi d'un ragazzo svanito,
rapisci con gli occhi, stupefatti sguardi ingenui e astuti,
croci sul tuo corpo nascondono vinte paure del passato.
Istrice-pavone, lasci che il tutto scivoli, sabbia e sapone
annunciano rocce sotto le superfici suadenti dell'amore.
Fuoco nei capelli, nessun rimedio alle fiamme che accendi
invano accorrono le acque dell'oceano-sonno nella notte,
come un raggio laser giunge al mattino la tua immagine,
hai l'energia per abbattere muri e vecchie convinzioni
in me, che avevo costruito certezze appese ad aquiloni.

 


DEA DEL NUOVO MILLENNIO

Azzurra come una moderna dea indiana,
dietro a te il fuoco arde,
inferno o passione?
Una ciocca cade sul petto
Lo sguardo intrigante i tuo i seni, protesi
frecce d'Eros puntate al cuore,
minacciosa e affascinante
trai la tua forza
dal magma che ti circonda.
Tu come un vulcano di passione
sfidi divina l'universo,
Kalì o Devi del nuovo millennio.

 


PERDUTO L'IO


Perduto l'io,
perdute le mie carezze
sulla tua pelle,
il fremito di un brivido
sulla tua schiena, perduto.

Perduto l'io,
perdute le sue amarezze,
sulla mia pelle
il brivido di un bacio rubato
ed un graffio sulla mia schiena.

 


RIFLESSI

Coprire di calce vivai colori nuovi,
un'antica via ritrovata
e poi smarrita
qualche giovane emozione,
fresca e dolce
come frutto di stagione,
nel timore mal celato
del riflesso di te,
sulla mia vita.

 


IL COMMIATO

Addio amore,
lascia un po'di spazio per me,
nel tuo cuore.

Addio amore,
spacca i mobili
brucia le foto
spezza le catene.

Ma, lascia
un po'di spazio per me,
nel tuo cuore.

Addio ai tuoi occhi
alle labbra tue
come luna disegnate
ed al tuo viso.

Addio all'accenno
d'ogni tuo lieve sorriso.
Addio amore,
squarcia i muri,
brucia le cose.

Ma, lascia
un po'di spazio per me,
nel tuo cuore.

Addio ai tuoi seni
ai fianchi armoniosi
fiamma nello sguardo
per qualche secondo

Addio all'immenso
sospirare profondo.
Addio amore,
fai a pezzi i vasi
spezza fiori e rose.

Ma, lascia
un po'di spazio per me,
nel tuo cuore.

 


COS'È UN POETA

Poeta è colui che vibra come un diapason,
ad ogni gioia e sofferenza vissuta o percepita
della altrui e propria vita.

 


EFFIMERE IMMENSITÀ

Non esiste amore eterno,
ma effimere immensità
nelle quali i nostri ricordi,
come reliquie giacciono,
chiusi e sigillati
nelle teche oscure
della nostra memoria.

Un dì rivivrà
per un attimo
l'eterno...

 


QUEST'AMORE

Quest'amore ci riempie e ci svuota,
distrugge e costruisce,
vano e fecondo, ci toglie il fiato
quando ci sorprende e quando ci abbandona,
ci abbandoniamo ad esso e ci conquista,
ma futile l'idea d'ammaestrarlo, ci sfugge;
saremo suoi schiavi, ci rapisce e ci incatena.
Amore, dolcissima condanna.

 


I CUPI PRESUPPOSTI

Là, senza di lei
mancava al cielo,
benché azzurro
una presenza:
non ossigeno
né uccelli svolazzanti
né nuvole o sole,
né pioggia, né odore
di terra bagnata.
Il cielo, uguale a ieri
con gli stessi oscuri
e cupi, presupposti
d'improvviso temporale.
fondo scena dietro le quinte,
era immagine virtuale,
ma di lei l'assenza era reale.

 


TENEVA TRA LE BRACCIA

Teneva tra le braccia,
la bambina, avvolta nel panno,
e l'acqua tra i capelli arruffati
segnava leggera una traccia,
mentre tra il pianto e l'affanno,
cuore ed occhi smarriti, sconsolati
cercavano, conforto e coraggio.

E lei che un tempo amai,
splendeva del sole di maggio,
tese a me la bambina, stupita,
un bagliore e il pensiero
e volato a giorni sbiaditi
giorni, lontani ormai
come frammenti di un'altra vita,
schegge di foto o forse un miraggio.

Occhietti sgranati, scrutavano
il viso mio mal rasato a lei oscuro,
scoprivo nel tenero viso,
nelle piccole labbra dischiuse,
le stesse incantate espressioni,
di colei che, come Circe mi rapiva,
se incrociavo il suo stregato sorriso.

Tenevo tra le braccia,
avvolta nel panno, quietata
la piccola, con gli occhi socchiusi,
il sonno, la colse inatteso,
una lacrima segnava il suo viso,
ma sul cerchio del volto sereno,
s'apriva meravigliosamente un sorriso.

 


LA SOGLIA

Se varcassi la sogliadella notte?
Dove buio e luce si fondono,
ed il dolore si confonde alla gioia,
quando dei giorni spezzato l'incantesimo
e lasciata alle spalle,
la sfera infuocata del sole,
rimarranno i sogni, sospesi e deformi
sullo specchio dell'universo.

Anche i visi familiari
appariranno come Erinni,
gridanti ed assordanti.
Dove, persi il caldo tepore dei giorni,
anche banali e in apparenza scialbi,
o il tintinnio d'una tazza a caffè,
o lo scrosciare d'acqua sotto la doccia,
tracce di parole perdute,
guideranno il mio cammino,
come i sassi bianchi d'un smarrito bambino.
Il buio avido avrà attratto a sé,
le ultime luci d'impercettibili momenti,
le sponde del fiume e l'auto che brilla,
sui ciottoli bianchi di luna,
e vorace a lunghi sorsi avrà ingollato,
le spiagge assolate, e le pelli dorate.
E se tutto finisse? Se chiudendogli occhi,
al buio cedessi?
Chi mi aprirà la soglia?
Quale venere, soffusa accoglierà,
ciò che rimarrà della mia sensibilità?

 


SVANITO IL RICORDO

Svanito il ricordo, il velo sollevato,
la bocca d'una donna, a me sconosciuta
m'appare come una cesellata statua,
occhi come un mare, occhi dal taglio felino.

Intreccio gli sguardi di donne dal collo incantato,
ed ogni scoperta è una gioia che pareva perduta,
pallidi volti, dolci naiadi dalla bellezza fatua,
fianchi arroganti, foggiati su un dolce declino.

Gambe nascoste da vesti di lino pregiato,
voce sinuosa o grave, sommessa, a tratti acuta,
dita snelle che sfogliano libri come ali di nottua,
un naso affilato, e movenza danzante d'ermellino.

Seni sfrontati, sfidano le trame d'un abito attillato,
braccia ondulate, arco su una preda rattenuta,
capelli al vento, come velatura dalla sorte mutua,
in forme cangianti e colorate dal disegno sibillino.

 


SULL'AUTO

Sull'auto, seduti
come se ci amassimo ancora
lei al posto guida, io accanto,
mi annuncia fiera
il premio della sua battaglia:
- Sono incinta!
Come fosse vendetta
con un sorriso spavaldo!
- Avevi forse detto un giorno -
"quel che è perduto, è perduto!"
Dice - Sbagliavi!
Ecco il figlio che ho sempre voluto,
ecco il frutto della mia forza,
la ragione della mia vita.
Il tuo dolore, le mie menzogne,
Le tue vendette, le mie ripicche?
I lamenti dei parenti, lo sgomento degli amici
Le verità camuffate?
"Il fine giustifica i mezzi."
Questa creatura che nasce
cancella, come Cristo, i peccati,
cancella il passato.
E' luce che emana purezza,
e incanto, è struggimento,
distoglie lo sguardo dal mondo!
Per la creatura, che importa se ho finto di amare,
o simulato nell'ascoltare
chi avesse avuto qualcosa da dire,
se il prezzo è stato salato,
e qualche sentimento è stato ferito,
azzoppato, o rimasto sul selciato,
lo ripuliremo, con l'aiuto di potenti mezzi meccanici,
delle moderne strutture d'operatori
ecologici d'avanguardia,
già predisposte al riciclaggio
delle storture del mondo,
di uomini sterili, falsi amici,
false amiche, falsi suoceri
o peggio:parenti interessati al vile denaro,
il mondo si piegherà,
al cospetto della creatura
così tanto voluta,
ed ad ogni costo desiderata,
Ripuliremo il mondo
dalle scorie di rabbia,
dai sacchetti di meschinità,
s'apriranno i cassonetti,
per gettarvi il ricordo
delle necessarie falsità.
Decine d'anni vissuti in casualità.
Ma la creatura non capirà
che l'amore ha spesso radici amare,
e una madre nascose
dietro un sorriso una lama,
ed il suo corpo scaldò
due cuori diversi,
e s'appresterà
a porgergli lo stesso seno,
che porse con passione
a l'uomo che amava
e a colui che tradiva.
L'amore disposto su di lei
come un cuscino caldo,
le carezze e le dolci nenie
ogni tenero gesto,
Mentre il ventre suo
cresceva dolcemente,
bruciavano le ultime
ceneri e vestigia del mio amore.

 


SFOGLIO NEL CUORE PAGINE BIANCHE

Sfoglio nel cuore
pagine bianche
dove, nascoste parole
stingono l'inchiostro
tra le dita stanche.
Pagine vuote
Né capo, né coda,
ogni sentire diffuso
nel pallido colore
di carta ingiallita,
stracciata al contatto
d'impulsi di vita.
Cercando il coraggio
di scrivere ancora
una trama sgualcita
tra le ombre ed i colori
di un ultimo Maggio.

Se volgo lo sguardo
Se nego il dolore
lo scritto d'incanto
riprende spessore.

 


MUSA LONTANA

Poserai sulle spalle
- mentre la brezza d'agosto
scioglierà i tuoi capelli,
e del mare l'aspro profumo
farà fremere il tuo respiro -
l'azzurro ceruleo scialle?

Poserai distratta, un autunno
- mentre sul poggio infuocato
il mosto legherà terra e profumi,
ed il sorso d'un vino rubino
t'offrirà un brivido all'inverno carpito -
lo sguardo, verso il mare, oltre i colli?

 


PREGHIERE DISTANTI

Noi due veri o in un sogno
aquile perse su monti giganti,
su frammenti di vita sgomenti,
occhi come mandorli in fiore,
ora in disgrazia gli antichi canti,
braccia tese, serpenti di mille falang
ivoci si spaccano in note dolenti,
e mani fredde cercano calore,
un'India che freme... Ohm Shanti
Madre é la terra, Dio é fiume - Ashtangi
Ashanti, preghiere distanti...

 


L'UOMO SEDUTO SUL LETTINO

L'uomo seduto sul lettino,
le cannucole d'ossigeno al naso
alzava ed abbassava lo sguardo
pensando al suo destino,
- Quanta presunzione nella vita!
Inutile orgoglio e avidità!
Diceva, sgranando gli occhi
- E non siamo niente,
appesi ad un filo di seta!
Mentre l'agitarsi d'infermiere
che apparivano indifferenti
distoglieva l'attenzione dal vecchio,
le mani scosse da mille fermenti,
il sordo ribollio dell'ossigeno,
in silenzio le gocce nel braccio
si scioglievano.
L'uomo, alzando ancora lo sguardo,
sembrava cercare un po' di cielo.

 


LA VITA RICONQUISTA INESORABILE...

La vita,
riconquista inesorabile,
le sue piccole torri fortificate,
le distanze, divengono abissi
e così le meravigliose coincidenze,
svaniscono, dietro facili abitudini
esse, appaiono misteri insolubili.
E' tardi, quando io scopro
il tuo dolce nome simulato,
e dispero d'essermi lasciato
andare alla solita vita:
tra le cose banali,
gli amici in carne ed ossa,
che riempiono sì, i miei giorni,
di gioia e d'affetto
a cui devo un enorme rispetto.
Eppure manca,
quello splendido, magico effetto
che m'agita l'animo, avvertivo
pur se distanti la tua presenza.
E confuso, cerco di comprendere,
che manca a queste giornate:
stanche, ballanti e festose tranquille
o spericolate che siano.
Forse l'incantesimo?

 


E CIÒ CHE RIMANE

E ciò che rimane
scava dentro miniere
di carbone, dentro il cuore
solleva nubi acri e nere,
come un pittore accecato
in questa nebbia
del domani,
calpesto il mio passato.

 


INUTILI I SUOI PASSI SUL SELCIATO

Inutili i suoi passi sul selciato,
le affannose corse tra i carrelli del mercato,
inutili passeggiate sul corso o in riva al mare
i balli al sabato sera, le ore dedicate a cazzeggiare,
inutile rincorsa quotidiana da casa all'ufficio,
dall'ufficio a casa, come un fuoco d'artificio,
e bruciano i sogni, si dedica un po' d'affetto
all'effimera esistenza di un ignaro animaletto.
Ore ed ore spese ad insulsi progetti di mero decoro
torvi od onesti intenti nell'ambito del lavoro.
Inutile lo sguardo innocente d'un bambino
se il mesto sangue e miscelato al vino,
inutili le grida tra un gol ed un palo della partita
nel lento smorzarsi d'un'incolpevole vita.
Sbatti il mostro in prima pagina in bella posa,
all'attenzione sfuggente, come bramosa lupa
d'un mondo che accomuna e sposa
luminoso nulla e beata moltitudine cupa.

 


IL SILENZIO

A seguire della campana il terzo rintocco,
un silenzio irreale d'universo in attesa,
immobili pianeti e le stupite stelle,
in sé ripiegato di mille soli ogni raggio,
senza tristezza un immenso tacere
un velo nero cela della luna ogni faccia,
mute comete, tace del loro fiocco il sibilo,
impadronitosi di me,
ed ogni parola o pensiero tacendo
egli in frantumi svanisce
al tocco della mezza.

 


NEVE

Neve,
ferita lieve
all'estati
ed alle primavere

Neve,
immacolata benda
sulla terra cade,
tenue protegge
grano e seme.

 


11 SETTEMBRE

Quando, questa mattina mi lasciasti lì sul marciapiede al volo
ed in un balzo scesi dall'auto porgendoti un saluto con la mano
scrutando, ansioso, nello specchietto per scorgere il tuo viso
mai avrei pensato che fosse l'ultima volta che l'avrei veduto....

Quando, accesi la sigaretta osservando, lo sguardo curioso
quella strana tipa, tutta di rosa vestita ed i suoi piedi affilati,
e la sua mano agitata, nervosa, mi squadrava nascosta da lenti nere,
mai avrei creduto fosse l'ultima donna che avrei osservato....

Quando, immergevo il mio sguardo nel caffè bollente e rivedevo,
innocente, il tuo sorriso, tu nel mezzo cortile assieme ai tuoi compagni
correre come uno sciame d'api giocose, miele e zucchero della vita
bambino mio, mai fosse stato l'ultimo sorriso che m'avresti offerto....

Quando, seduto sulla poltrona di pelle meditavo su rapporti e relazioni
sulle reazioni dall'amministratore da contenere, alle prospettive
del mercato che mi offrivano un'opportunità ed un futuro sicuro,
mai avrei immaginato ch'esso fosse d'innanzi a me infuocato e scuro....

Quando, raggiunsi l'ultimo piano e le scale mobili mi portarono lente
al piano aperto dove il cielo è più vicino delle case e son macchie gialle i taxi
la curva della terra, come un fantastico trampolino con il sole per medaglia
mai avrei creduto che quello fosse stato il mio ultimo salto....

Quando, squillò il telefono e risposi, il tuo pianto acuto, mi dicevi: Ti amo
e non capivo, seguivo inebetita lo srotolarsi d'interminabili attimi. Ti amo
rispondevo al telefono ormai muto, il fuoco ingoiava crudele ed assurdo
la vita: la tua, la mia. Avrei fermato il tempo per sentire la tua voce in eterno....

Quando, salivo le scale quattro a quattro, il fumo acre sempre più denso e invadente
ed io bardato di asce, estintori e maschere come un cavaliere del nuovo millennio
correvo imponendo al cuore uno scudo, nascosta la paura dietro la mia armatura, salendo
ogni piano stridente metallo, ogni atrio scroscianti cristalli, ogni passo lembi di fuoco

e donne, e uomini torcia, vento infernale e incedere lento del cemento su se stesso
un assurdo e malefico accartocciarsi del mondo, rinchiudersi in sé dell'universo ...

Immaginavo la morte meno atroce, le porte d'un inferno aperte da un volo innocente.

 


GLI AMICI

 

Gli amici hanno lo sguardo
aperto sul nostro futuro
sfogliano senza timore
ogni capitolo scuro
che travolge la vita
e ne acceca la sicura parvenza.

Accendono luci, nel tardo
pomeriggio di un giorno scialbo
e fiacco le nella notte
per aggiungere stelle al sogno
ed all'incanto di trasandate estati,
le loro parole profonde o sciatte
tracciano disegni nell'animo,
colorano di rosso e giallo
le bigie giornate d'inverno.
Seppur parrebbe leggera
la mia e la loro esistenza:
festini all'ombra d'un faggio,
il vino che scorre, una cena
di semplici cose nel rosso salone,
della vita sono l'essenza.
Non chiederò loro
i lumi dell'estrema saggezza,
né mi ergerò s'un piedistallo
tra noi, poche parole o un cenno
o tante cazzate senza ritegno,
ma è certa una loro carezza,
se, del ricordo di cui sono ostaggio
dovessi ancora patire amarezza.
Non mi si chieda di rinunciare
alla loro quotidiana presenza,
se avranno bisogno io accorro,
un dì in un tempo lontano
risuoneranno ancora i nostri nomi
in riviere di ponente, tra le anse azzurre
tra i colli impervi e gli ulivi,
o in piazza a Soldano.

 


ODE ALLE FINESTRE

Rivolta al passato
la traccia del vento.
Da solo, accecato
da sabbia, cristallo e cemento,
diffondo la nebbia.
Beffardo il momento
al futuro s'intreccia;
presenta il conto, l'artista
scava nel tempo, e la goccia
di pallido vino s'attrista.

Porterò cantori e baccanti
rami di ginestre,
applausi a faunie gestanti.

 


IN SALVO

In salvo dall'altrove,
da altri visi biechi
da stormi di pensieri
e dai vicoli ciechi
dalle onde del destino,
e indistinti chiaroscuri
da cui non ci si muove,
dalle case senza muri,
dagli oblò delle navi
senza mari e senza rotta,
dai fondali d'un quartiere
o da mille luci sfavillanti,
da parole poco sincere
da inutili preghiere.

 


AVREI RINUNCIATO AL PARADISO

Avrei rinunciato al paradiso,
per ascoltare ancora il nome mio
dolcemente sussurrato dalla tua voce.
Un tuo, appena accennato sorriso,
per seguire con lo sguardo
la volatile traccia dei tuoi passi.

Dischiudere il fugace effluvio,
di creme, profumi ed argilla,
asciugamano a mo' di corimbo,
mentre esci lieve dal bagno.
Le lunghe ore lontano da te,
vissute nella estenuante attesa,
che del giorno finisse quel limbo,
la porta che s'apre sul sogno
del viso tuo, di luce illuminato.

Ma il vuoto dell'amore tuo
dell'inferno, mi fu più atroce.
Del paradiso non v'è traccia,
benché chiara sia la tua voce,
nei suoni della memoria,
l'impronta dei tuoi passi, svanita,
sul pavimento e la polvere
che brilla al sole, fuoco che dissolve
la sua purpurea luce, dietro la città,
le colline ed il mare.

Sospesa evanescente nell'aria,
la bocca tua ed il tuo lucente sorriso,
mentre al buio cerco sonno, m'appare,
rischiarando le pareti scure,
della casa ormai assopita.

 


PAROLE PERDUTE


Spoglie
come rami piangenti
d'avvenute foglie
come un seme d'universo
alberi di galassie
coprono d'un lampo
questo tempo perverso
raccogliamo pazienti
parole perdute
nei campi, tra le case
tra i motori frementi,
legate col filo
dei ricordi diverranno
collane lucenti.

 


CRISTALLINE PIOGGE ACUTE

Nella nebbia un indirizzo
virtuale; si perde tra parole curve
su strade lastricate di pietre dure,
del pensiero non conosce il prezzo
bruma nella mente sfuoca la verve
bruciano immagini sacre ed oscure.
Scampanio e cristalline piogge acute,
libero percorrerò questo sentiero,
sciolti i lacci d'un contorto concetto,
le foto istantanee rimangono minute
un technicolor volto in bianco e nero.
Sorgi e ti dissolvi, limpido dispetto.

 


L'OASI

Spiaggia di soli sassi
il mare nero e scuro
destrieri d'acqua e terra
le onde, infrante sui massi
rami e detriti sul muro
gozzi sul fianco adagiati.

Io come un beduino stanco
ad osservare
sgomento questa guerra
senza eroi.
Un raggio, come un oasi
accende ciottoli azzurri
e schegge d'acqua
nell'attesa d'una tregua.

 


ESTATE DISSOLTA


Estate dissolta,
nel tardo luglio
lasciando alle spalle
folate di vento, confuse
al freddo tormento
del sole d'agosto, odo
appena il rimpianto,
né frangere di flutti
o grida di festosi bagnanti,
né musiche o danze
di feste paesane.
M'accoglierà l'autunno,
sbalordito animo perduto
della metà cui s'era fuso.

 


TI AMO COME IL SOLE AMA LA MEZZANOTTE

Ti amo come il sole ama la mezzanotte
come stelle nascoste dietro altre stelle
ti amo come una tela grezza i suoi pennelli
per quel che sei e sarai, io ti amo
ti amo perché so che sei nascosta
in qualche angolo di mondo
e stai aspettando curiosa
che apra la tua porta.

 


UN CEROTTO NERO

Un cerotto nero
sul tuo nome, dolcemente,
un cerotto scuro
come una parola fine,
cancellando sul telefono
il tuo nome e numero,
svanisce lentamente
traccia di te sul mio futuro,
cancellando le tue spine,
sulla mia vita e nel citofono.

Per questo film in bianco e nero
non è la fine che volevo...

 


CASA TRA LE NUVOLE PERSA IN VISTA D'UN LUNGO VIAGGIO

Casa tra le nuvole persa
i quadri appesi agli angeli
ali sulle scale del soffitto,
stropicciati sui davanzali
coperte e ricami,
rimane del lenzuolo un lembo.

Dorata dal sole
la polvere sotto il letto,
le mie cose, sparse
tra un cumulo e un nembo.

La porta lì aperta,
sul molo, con vista
su acquaplani in discesa,
e cogliere al volo
sull'aereo il posto migliore,
il nostro destino per pista,
compagno d'un lungo viaggio:
il silenzio.

 


LACRIME

Le lacrime che non escono
cadono lente inesorabili sul cuore
e come stalattiti crescono
e silenti danno più dolore

Le lacrime scivolano sulle guance
cadono lente inesorabili sul pavimento
e come gocce di pioggia svaniscono,
dietro la finestra sorride il sole.

 


ECCO QUEL CHE SONO

Sono il tempo senza memoria
il fiume senza sete,
sono l'inquinatore senza scoria
il satellite senza mete.

Son colui che va, pur senza essere
nella tua casa mai venuto,
sono il bruco in moto senza tessere
il cuore che si ferma per uno starnuto.

Sono la montagna sotto il mare d'erba
il frutto il cui succo mai fu spremuto
sono storia vecchia, seppur acerba.

Il folto vuoto dell'universo,
sono quel che, benché ritrovato in vero,
non fu mai perso...

 


L'ABBANDONO

Solo nell'abbandono
quel che celiamo
concediamo in dono,
afferrando ciecamente,
con assetata passione
ogni frutto agognato.

Lontano ogni ricordo,
il presente è un sorriso
che avvampa le guance,
le mani ed il suo corpo
scivolano come calde gocce
sul noi sul me in trance.

 


L'ACETO

E l'aceto sancisce il suo verdetto
il sale scende nelle vene come veleno,
benché primo, sarò sempre figlio cadetto,
guarite le ferite dal tempo arcobaleno
la luce d'oggi, sarà buio di domani.

Una lacrima di fine grappa langue,
eppur felicità a tutto s'aggrega
scivola come sabbia sulle mani,
il sangue.stridono i freni,
ed il semaforo prega...

 


QUANDO SE NE ANDÒ

Quando se ne andò
costrinse l'eterno
in un angolo recesso
del mio cuore,
in esso l'immenso
divenne minimo assoluto.

Dell'amore (nostro)
non rimase traccia.
Ma il dolore
magica meraviglia della vita
fu tale nutrimento
per l'animo e per il cuore,
ché in me sbocciarono
timidi o irriverenti
turbini di parole.
E il disincanto mutò in poesia.

 


LE LABBRA CHE BACIAI

Le labbra che baciai,
calde e morbide,
intrise di miele,
o agili come gazzelle,
piccanti e nervose.

Lasciarono sul mio cuore,
piccole dolcissime ferite
e se appena, schiudo
la bocca, sento ancora
impalpabile, il loro sapore.


 

ESTATE S'È SCIOLTA


Estate s'è sciolta,
nel tardo luglio
lasciando alle spalle
folate di vento, confuse
al freddo tormento.

Del sole d'agosto, odo
appena il rimpianto,
né frangere di flutti
o grida di festosi bagnanti,
né musiche o danze
di feste paesane.

M'accoglierà l'autunno,
sbalordito da un animo perduto
della metà cui s'era fuso.

 


ADESSO CHE IL DOLORE SVANISCE

Adesso che il dolore
svanisce nella lenta
monotonia dei giorni,
e parole vuote,
occupano il fiacco
susseguir dei minuti.
Adesso che l'ossessivo
ripetere dei gesti,
riconquista l'inaridito
tempio delle lacrime,
e solo l'immane stanchezza
raccoglie il mio sonno.
Vibra in me la paura,
e lacrime inespresse
premono il petto
il silenzio si fa scuro
tacciono le risa del giorno,
e bevo l'amaro calice
che l'ombra tua mi offre.

Non temo la morte,
che, della vita coglie
i frutti, ad ogni garbata
o gelida stagione,
ma quel che il destino
m'assegnò, disegnando
un dì, la mia sorte.

 


LA GATTA

La gatta,
sulle mie gambe appoggiata,
respira dolcemente, contemplando,
curiosa, i segni che scorrono sul video,
non aspettava altro, dal primo mattino
quando la lasciai, chiudendo la porta,
lo sguardo colpito dal mio nuovo abbandono.

E così ogni giorno si stupisce,
mentre accosto la soglia, e l'immagino
vagando sola per casa,
rispecchio in lei la mia solitudine,
piccola compagna indifesa,
che appoggia mollemente e la testa sul braccio,
le zampe protese in avanti.

Che sognerà? Nel placido sopore,
correrà per i colli, che attenta scruta
dai balconi di casa, dalle finestre,
o dai socchiusi battenti,
penserà soltanto, che s'apra la porta,
e qualcuno riempia la ciotola vuota?

Chissà sé nel sonno
non le giunga inattesa,
della donna dissolta,
la voce e l'odore
devota matrigna da cui dipendeva.

Di Lei non chiede,
e l'esistenza sua non freme,
sebbene il suo sguardo
a volte s'attristi,
ed il miagolio sia mesto, e di cibo
blanda la sua richiesta.

A volte dorme cheta, sulla scrivania
tra le carte ammassate ai ricordi,
e la luce soffusa diffonde la sua ombra,
e al suo lento respiro s'aggiunge,
dal computer il ronzio del ventolino,
o allora, lungamente distesa
sul divano, del vuoto e muto salone,
in attesa d'improbabili feste.

E lei che accompagna, dei miei giorni,
le gioie ed i tormenti, le grida
e le lunghe notti silenti,
lei testimone sola, delle mille notti
e ancora mille, e poi mille ancora,
trascorse con Lei.

E chissà sé nel sonno
non giunga a me, indesiderata,
della donna dissolta,
la voce e forse l'odore,
nel brivido freddo del letto,
le braccia, strette a me stesso, cercando
il perduto calore, di Lei effimera musa,
da cui dipendevo.
Un dì quando io, solo testimone,
di lei piccola compagna indifesa,
dissolta e svanita,
leggerò le tracce sue, come graffi
sulla mia vita.

Chissà sé nel sonno quel giorno,
non giungano a Lei,
inaspettati, i miagolii festosi,
e le frementi grida del suo
disinteressato amore.

 


CARRI MERCI

Carri merci
lenti, sui binari
come sui mari,
mentre sibilano
lancinanti cantilene,
canti di metalliche
balene,
passano indolenti,
accanto a me,
panciuti e rigonfi
di grano e di spezie,
portano in sé,
il fuoco di letali
miscele,
il latte di mille
mammelle.

Dietro me,
s'allontanano stridendo.
Affondano nel buio,
così come m'apparvero,
svanendo...

 


LE CASE SONO BAGLIORI DI LUCI

Le case sono bagliori di luci,
l'aria immobile pare aspettare
l'ombra della notte
e le brezze leggere del mare.

Il rumore della strada
nell'agitare del mezzogiorno,
mentre la vita scivola lenta
nell'attesa del suo ritorno.

Nel rimorso di vane parole.

 


CONFUSO DALLA BELLEZZA TUA

Confuso dalla bellezza tua,
mi perdo nel mare immaginario,
rosso e nero,
inferno e paradiso.

Soffiano su di me i venti
leggeri e terribili
d'immagini che scuotono,
trasportato dalle onde
dei tuoi occhi,
perso nel nero profondo
dei tuoi capelli.

 


QUANDO PARTORIRAI

Quando partorirai,
il dolore soffocherà
la tua vista,
e, nella nebbia
dei pensieri,
tra le carni lacerate
ed il pianto d'un piccino,
accecato da una luce,
a lui oscura,
forse, ricorderai il mio viso,
o l'accenno di un mio
spento o festoso sorriso,
forse scorreranno,
come foglie secche
sull'acqua del fiume,
immagini di me,
del mio futile desiderio
di dividere con te,
un tale prodigioso momento,
forse, una voce lontana,
o un azzurro bagliore
riflesso nelle lenti
di qualche uomo
di verde vestito
ti rammenteranno quanto,
nello sconsolato tentativo
ed inutile gioco della vita,
la mia, sia stata così poco
a te, assortita.
E se, si sciolsero i nodi,
e le catene cadendo
ruppero l'incantesimo,
non fu per colpa
di un amore mio perduto,
tanto vuota può sembrare,
adesso, l'esperienza
con te vissuta
ma per quel pianto,
ed il dolore che saranno
l'annuncio d'un sorriso
ed un morbido abbraccio.
Come se io non fossimai esistito.

 


TI HO VISTA ARRIVARE

Ti ho vista arrivare,
sembravi ancor più piccola,
nel troppo grande
e lungo giubbotto,
mal assortito
ad una grossolana gonna,
in una parvenza d'eleganza.
Lunghi i tuoi capelli
neri e lunghi,
circondavano il tuo volto
pallido ed emaciato,
sorridevi appena il viso segnato,
dov'è la svolta della vita?
Nei tuoi occhi, non c'è gioia
o forse l'hai appena perduta.
E mentre parli
con amici, in realtà dimenticati,
la tua voce smarrita,
cerca futili argomenti,
intorno a noi
la strada e le mura di casa,
dove chiusi giacciono i ricordi,
che ci scrutano sgomenti.
E mentre parli,
guardo il portone,
e mille immagini di te,
varcano la soglia,
tu gioiosa, triste,
o assonnata,
nessuna di esse, alla donna
che ho di fronte assomiglia.
Non posso credere,
che tutto questo possa esserti
indifferente,
la strada e le mura di casa
dove ancora vibrano
i suoni delle nostre risa,
e le lacrime,
che ancora inondano
il presente.

 


PAROLE VUOTE

Parole vuote
che coprono di nebbia l'amore,
frasi sconnesse e remote,
come tracce su sabbia,
ogni grano un diverso destino;
come lacrime in mare
ogni goccia un nuovo mattino;
come tele di scarno spessore
ogni tratto un ricordo smarrito.

E senza parlar t'allontani
fremito nel cuore,
impacciato muovere di mani...




UN FUOCO

Un fuoco
d'ogni dolore,
delle pagine bianche
delle parole non dette,
fuoco d'ogni giorno
con te vissuto,
delle ore accese o stanche
delle notti belle o maledette.
Un fuoco
d'ogni felice momento,
delle pagine scure
d'ogni cosa che rassicura,
fuoco d'ogni minuto
per te vissuto,
delle estati giovani o mature
d'ogni sguardo, di gioia o paura.
Un fuoco,
del tuo nome
nella mia mente, del sapore
della tua bocca e della tua pelle
fuoco d'ogni ricordo
del tuo seno, dei tuoi baci,
del tuo nascosto e segreto odore
dell'amore tuo, al mio ormai ribelle.
Un fuoco,
dell'immagine dei tuoi fianchi
dell'ancheggiare sciolto,
del passo tuo breve ed agile,
fuoco d'ogni trasporto
d'ogni passione, che nasce e muore,
ed in noi ha seminato e raccolto
passione, assieme forte e fragile.

 


IL FIENO ED IL TUO VISO

Il fieno biondo ed il tuo viso,
lo sguardo abbandonato
tra i colli e l'infinito,
s'adagia sull'oro, sfinito
il cielo appena velato,
lieve è il tuo sorriso.

Lo sguardo, si perde un istante,
tra l'onde di terra dorata,
una brezza mite s'aggroviglia,
beltà tua fusa, in questa meraviglia
alla tua sottile veste fiorita,
e agli aromi d'un mare distante.

 


LA BELLEZZA HA IL TUO NOME

La bellezza ha il tuo nome
e l'incantesimo i tuoi occhi,
nel mistero del tuo sorriso,
nascondi le fiamme ed il paradiso,
sei l'istante e l'eterno assieme,
nel profondo delle tue pupille,
immersi, come in un abisso,
adagiati nei fondali limpidi,
oceano é la tua anima,
mentre traspare la luce del sole,
tra le mille scintille
che bruciano il cuore.

La bellezza ha il tuo nome,
il mistero il tuo sorriso.

 


ENTRA LENTAMENTE

Entra lentamente
mentre il buio si colora,
infrange come vetro i ricordi,
ladro di sogni,
irride il sottile gioco dell'inconscio
ogni traccia d'incanto svanisce.
Cento colori
aspettano impazienti
i tuoi gesti sicuri e lenti.
Essenze appena evaporate
richiamano alla memoria
indimenticabili giorni addormentati,
non c'è posto che non ricordi
anche il più piccolo bacio
mentre sulla bocca sfiorano
ancora, sapori dolci di parole.
Fuori, il sole la tela ricolora
e finché riaffioreranno labili
ricordi e immagini lontane,
ruberà alla mente
ogni notte di passione
assieme vissuta.

 


LE BRIGLIE DALL'ANIMA II

Le briglie dell'anima sciolte,
il cielo s'apre e scopre le carte
e le fate s'accendono di stelle
timida la notte copre il viso
con il loro velo.
Il giorno nell'attesa,
si scalda dolcemente
dall'altra parte del mondo.

 


LE RONDINI

Le rondini tracciano cerchi,
incrociano la lunga linea immacolata
di un aeroplano, colmo di gente assonnata,
inventano leggere danze tra case negre
nei cieli aperti e incontrastati, stridono allegre
stordendo moscerini incoscienti
fuggiti dal fresco di case accoglienti.

Le rondini tornano e raccontano
le calde giornate dell'Africa inesplorata
dei deserti, della savana ruvida e dorata,
ingannano il cielo, le nubi ed il sole,
si muovono leste, disegnando antiche parole
suggerite da poeti che al loro passaggio
scoprivano il capo in saluto, a voi
- regine di maggio.



IL TEMPO DOPO IL TEMPO


La fine, l'ultimo baluardo strenuamente difeso e poi perduto non é altro che una porta verso un nuovo universo...

Dietro di noi l'abisso, di fronte a noi un infinito sconosciuto






























































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































Postato da: ephrem a 13:32 | link | commenti (3) |